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Destiny. Un amore in gioco

SU TIMREADING IL BESTSELLER PER RAGAZZI DI LINDSAY SUMMERS CHE HA RACCOLTO 90 MILIONI DI LETTORI SU WHATTPAD

C’erano una volta gli scherzi telefonici. Era l’era del telefono fisso e degli elenchi, quei tomi pesantissimi bianchi e gialli che troneggiavano sul ripiano accanto o sotto all’apparecchio. Era la preistoria, quella in cui per comporre il numero dovevi infilare il dito in un buco e far girare il disco fino alla fine, quella in cui leggevi e componevi rischiando, spesso e volentieri, di sbagliare. A volte lo sbaglio era intenzionale. Ricordo pomeriggi di noia bolognese, in quella stagione implacabile che è l’estate quando ancora non sei partito per le vacanze o sei appena rientrato, con la famosa umidità padana che ti appiccicava la maglietta ai capelli, i capelli alla faccia, la faccia alla lattina della Coca Cola. Erano tempi di quella che oggi gli esperti dell’infanzia chiamerebbero “noia produttiva”, ma per noi ragazzi era semplicemente, insopportabilmente, noia. Noia appiccicosa. Così, per passare il tempo, quando non c’era un lucchetto posizionato ad arte dai nostri genitori ad impedircelo, io e i miei amici ci dilettavamo nell’antica arte dello scherzo telefonico. Al “Pronto?” del malcapitato seguiva di solito una pernacchia o un qualche bonario improperio in bolognese, si agganciava sbattendo la cornetta, due risate e finiva lì.

La versione “pesante” dello scherzo telefonico era la telefonata del maniaco. La telefonata del maniaco era un classico degli anni 80-90, tanto quanto la felpa di Naj Oleari e il diario di Mordillo. Accadeva per lo più la notte, e a rispondere era quasi sempre la mamma. Il maniaco raramente riusciva a parlare perché mia madre chiudeva rapidamente la comunicazione dopo avergli dato dello “sporcaccione”, che in bolognese, data la nostra proverbiale attenzione all’igiene, è uno dei peggiori improperi.

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A metà tra lo scherzo telefonico e la chiamata del maniaco c’era una sorta di ibrido, che cominciava con “Pronto c’è Luisa?”, proseguiva con “No, ha sbagliato numero” e sfociava in “Che bella voce che hai, come ti chiami?”. Quello che accadeva in seguito, per la maggior parte delle volte, non si discostava di molto dallo “sporcaccione” dato in risposta al maniaco, ma c’erano delle varianti. Si dice che alcune ragazze, non particolarmente avvenenti, sfruttassero la melodiosità della loro voce per agganciare il telefonatore seriale e gli concedessero, dopo un numero indefinito di telefonate, un appuntamento. Peccato che alla maggior parte dei telefonatori seriali piacesse soprattutto la parte della telefonata e che raramente si presentassero agli appuntamenti. Si dice anche che in realtà si presentavano ma, vista in viso la donzella e protetti dall’anonimato telefonico, si dileguassero sotto al primo portico disponibile.

Erano bei tempi, quelli in cui non c’era face-time, non c’erano i filtri di Instagram, non potevi visualizzare il numero di chi ti stava chiamando e soprattutto non c’era una rubrica elettronica che, di fatto, impedisce ai più di sbagliare numero. Il telefono a disco era romantico, misterioso, erotico tanto quanto lo smartphone è materialista e pornografico. Non c’è mistero dietro la rubrica dei contatti, non c’è romanticismo dietro alla foto profilo ritoccata di Whatsapp, non c’è attesa dietro ai numeri sconosciuti che, invece del telefonatore seriale, nascondono al massimo un call center di Tirana. Puoi innamorarti di qualcuno che non hai mai incontrato? Per ritrovare un po’ di quel romanticismo perduto, per quelli di voi che ancora considerano il telefono un feticcio che promette infinite possibilità, questa settimana consiglio “Destiny”, l’ebook young adult di Lindsay Summers che è stato un caso editoriale raggiungendo 90 milioni di lettori in tutto il mondo su Whattpad. E con lo smartphone, oltre che trovare l’amore, potete leggere tantissimi libri in digitale, direttamente in streaming e senza consumare giga su TIMREADING.

Buona lettura.  

 

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