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Il consiglio di lettura di questa settimana su Parole di mamma è un manuale che mette in guardia dagli altri manuali: Essere genitori non è un mestiere, in offerta al 50% fino al 20 aprile su TIMreading.

Essere genitori non è un mestiere di Alison Gopnik

«Sembri Mennea prima di una gara». Il mio migliore amico me lo disse guardandomi col sopracciglio alzato, visibilmente preoccupato. Ero incinta del mio primo figlio ed ero stesa sul divano. Mi accarezzavo il pancione circondata da manuali sulla maternità. Che, tra l’altro, dicevano tutto e il contrario di tutto. Estivil, Gonzales, Hogg, Tata Lucia. Citane uno, io ce l’avevo. 

È tipico di noi donne maniache del controllo. Perfezioniste. Con ansia da prestazione. Spesso figlie uniche prime della classe. Spesso con un passato da anoressiche o qualche altro disturbo alimentare.

Noi studiamo. Ci documentiamo. Siamo preparatissime.
Come fare la nanna. Come allattare. Come svezzare. Come capire. 

Quando nacque il mio primo figlio, i manuali avrei potuto buttarli nel cesso. Riccardo non corrispondeva a nessuna categoria, non rispondeva a nessuna tecnica da manuale, non dormiva, poppava male, non voleva saperne di essere come quel bambino descritto su nessuno di quei tomi. Era semplicemente Riccardo. E io non sapevo come fare.
Quando finalmente capii che l’unica cosa che avrei dovuto fare era osservarlo, ascoltarlo e fidarmi del mio istinto, il mio istinto era già da tempo sepolto sotto pagine e pagine di letture che, invece di aiutarmi, mi avevano confusa.
Pensavo di essere l’unica, ho scoperto che siamo in tante. Tante madri che pensano di non sapere cosa sia meglio per i loro figli e cercano metodi. Roba preconfezionata, one size fits all.

Ma i nostri figli sono tutti diversi, tutti unici e non c’è un metodo che va bene per tutti. 

Alison Gopnik, autrice del libro Essere genitori non è un mestiere, sostiene che il problema stia tutto nel modo in cui affrontiamo la genitorialità. Alla Mennea, direbbe il mio migliore amico. Come falegnami, dice lei. Che plasmano il legno sapendo già cosa vogliono ottenere. Mentre i nostri figli andrebbero cresciuti con lo spirito del giardiniere, che crea l’ambiente giusto perché le piante si sviluppino secondo le loro caratteristiche. In scioltezza. Rispettando l’individuo unico e speciale che abbiamo di fronte.

Ecco perché mi sento di consigliarvi questa lettura, che a tratti potrà sembrarvi scontata, ma è, invece, illuminante. 

Parola di mamma

 

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