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Le bugie nascoste di Alessandra Torre

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Ero una ragazzina quando la mitica Pierangela Vallerino sbancava Telemike con domande sulla letteratura erotica. Ricordo che la guardavo ammirata. Era una bella signora. Elegante. Colta. E le piaceva leggere libri pruriginosi. Per me fu un’epifania. Dunque l’erotismo non era una cosa sporca e cattiva, ma si sposava bene con le gonne longuette e ci si poteva addirittura vincere i milioni a Telemike.

Iniziai con Anais Nin, proseguii con la letteratura erotica tradizionale cinese, poi quella indiana, poi varie autrici contemporanee. Erano quei romanzi da cui non riuscivi a distogliere gli occhi. Quelli che iniziavi a leggere e continuavi anche mentre mangiavi, mentre andavi al bagno, nel letto prima di dormire. Quei romanzi che a un certo punto guardavi con delusione quelle dieci, venti pagine che ti separavano dal finale, che arrivava sempre troppo presto comunque. Quelli che riuscivano a distrarti dalla quotidianità, dal caldo, dalla stanchezza, dalla noia.

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Bugie nascoste di Alessandra Torre è uno di quei romanzi. Lo cominci a leggere e pensi: che palle, un altro cinquanta sfumature! Il solito miliardario, un’altra ragazzina viziata. E invece no. Certo, i personaggi vivono in un mondo dorato e inaccessibile, ma il romanzo ha tutto un altro colore. Dopo poche pagine cominci ad appassionarti a Layana – che nonostante il nome da cartone animato è un personaggio a tutto tondo -  e Brent. E ti chiedi come andrà a finire.

Io l’ho letto d’un fiato, nonostante i bambini urlanti e il rumore di Clash Royale sul tablet di mio figlio. Nonostante i parenti in visita e il marito che sistemava l’allarme. L’ho letto in bagno, mentre mi lavavo i denti, mentre frullavo la pappa del piccolo e scolavo gli spaghetti del grande.

E la cosa buona di leggerlo sul mio smartphone è che ogni volta che non mi andava di far sapere che stavo leggendo e soprattutto cosa, facevo sparire la pagina e via. Ve lo consiglio per queste prime giornate di caldo torrido, magari mentre fate il riposino in penombra accanto al neonato che se vi spostate strilla come un’aquila.

Ma non ditelo a nessuno. 

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