Loading..

Product was successfully added to your shopping cart.

5

Product was successfully added to your comparison list.

0 Com

Esiste un momento, nella vita di ognuno di noi, in cui iniziamo a percepirci come “grandi”. Non siamo più ragazzi e ragazze, ma siamo donne e uomini. Siamo adulti. Siamo vecchi. La natura vorrebbe che questo fosse un passaggio graduale, poco traumatico, un passaggio che avviene tra i 30 e i 40 anni, quando i figli – che si suppone tu abbia fatto intorno ai vent’anni – crescono fino a diventare grandi. Quei figli ti danno il tempo di accettare il capello bianco, il segno in più sul viso, l’attacco di sciatica.

Ma cosa succede a gran parte della nostra generazione, quella che i figli li ha fatti abbondantemente dopo i trenta, quella che pensa di potersi permettere i leggings senza apparire ridicola, quella che ancora frequenta i locali il venerdì sera?

Succede che la consapevolezza arriva tutta insieme, all’improvviso, lasciandoti di stucco. Sei insieme ad un’amica, state parlando di viaggi. Ti chiede se sei stata in India. Tu dici sì, certo che ci sono stata. Poi ci pensi, fai il calcolo, sbianchi e ammutolisci. Vent’anni fa. In India ci sei stata vent’anni fa. E non eri certo una bambina. Eri adulta. Adulta vent’anni fa. In quel preciso momento ti trafigge un’epifania. Se puoi dire “vent’anni fa”, vuol dire che sei grande.

Vuol dire che sei vecchia.

tutta-d-un-fiato-pivetta-sharon

Eppure indossi ancora con un certo stile i pantaloncini di Zara. O no?

Improvvisamente cominci a guardarti alla ricerca degli inevitabili segni di cedimento. La pelle dell’interno coscia che sotto il sole di mezzogiorno non è più così tirata. Quelle macchioline sul viso che dalla gravidanza non sono più andate via. Le borse sotto gli occhi per le notti insonni col neonato che non sono sparite nemmeno ora che lui dorme un po’ di più.

Le più fragili corrono ai ripari, finendo per peggiorare la situazione. Acido ialuronico, botulino,  iniezioni di piastrine centrifugate sotto pelle per ritrovare il turgore perduto. Le più sveglie si rendono conto che il punto è altrove. Il punto è nei cartoni animati che guardavi da ragazzina e che una quindicenne di oggi non ha mai visto. Altro che “chiedile chi erano i Beatles”. Prova a chiederle chi era Lady Oscar. Siamo spietati: la natura aveva previsto che tu, oggi, donna trentottenne, avessi una figlia adolescente con cui colmare il gap. Invece sei ancora alle prese con i pannolini e in mezzo, tra te e tuo figlio, c’è tutta una generazione che ti sfugge. Non conosci la sua lingua, le sue usanze, i suoi riferimenti musicali. Adesso ti metto alla prova. Cosa vuol dire “fangirlare”? E “shippare”? E “friendzonare”? Se non sei un’insegnante di liceo o una conduttrice radiofonica, scommetto che non lo sai. Grave, gravissimo. Cancella quell’appuntamento col medico estetico e mettiti a leggere. E’ la cura migliore per mitigare gli anni che passano.

Questa settimana ti consiglio l’ebook da leggere  Tutta d’un fiato  di Sharon Pivetta. E’ una fanfiction. Su Benji e Fede. Non sai cos’è una fanfiction e non hai idea di chi siano Benji e Fede? Male. Malissimo. Studia e ne riparliamo la prossima volta! 

 

Scrivi un commento

Autenticati per inviare un commento.

clicca qui per autenticarti