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Purity di Jonathan Franzen, quando il best seller è d’autore

Quando la rivista Time dedica la propria copertina a uno scrittore definendolo Great American Novelist, il più grande scrittore americano vivente (con buona pace di un altro mostro sacro, Philip Roth),  le aspettative sul suo conto inevitabilmente decollano. Se però quello scrittore si chiama Jonathan Franzen, sono tutt’altro che ingiustificate. 

Americano dell’Illinois, classe 1959, i suoi esordi letterari sono in chiaroscuro. Il suo primo romanzo, La ventisettesima città, viene benevolmente accolto, mettendolo sotto i riflettori della critica e del pubblico letterario progressista U.S.A.; il secondo, Forte movimento (1992), sembra non raccogliere altrettanto gradimento.

L’autore si tuffa così in collaborazioni col New Yorker e l’Harper’s, riviste di alto lignaggio, per le quali scrive racconti e in alcuni casi anche saggi. Uno di questi, Why Bother?, fortemente critico sullo stato della letteratura americana, riceve enorme attenzione e viene definito ironicamente dallo stesso autore come uno dei suoi lavori letterari di maggior successo, a dispetto delle intenzioni originarie.  

Avendo un’attitudine a opinioni piuttosto perentorie e drastiche, in ambito letterario come in politica, tra le accuse che gli si rivolgono con più frequenza c’è essere presuntuoso e provocatorio. Tra le sue frasi più forti, un attacco diretto alla politica europea: “le persone che prendono decisioni in Europa sono banchieri. I tecnocrati della finanza stanno decidendo tutto, e ciò ha ben poco a che fare con la democrazia, o la volontà popolare”, e una stoccata agli Stati Uniti, definiti un “quasi stato-canaglia”. 

La piena consacrazione letteraria arriverà nel 2001 con Le correzioni, un romanzo di forte critica verso la società, che gli è valso numerosi premi letterari e una polemica a distanza con la regina dei talk show statunitensi Oprah. Lei lo scelse per la sua rubrica letteraria offrendogli enorme visibilità, salvo poi fare marcia indietro quando Franzen dichiarò che “preferiva rivolgersi ed essere letto da un pubblico maschile”.

Il successo è stato confermato negli anni con Libertà (2010) e più recentemente con Purity, il suo nuovo romanzo, già alle prime posizioni delle classifiche di vendita. L’opera parla di sorveglianza e privacy digitale, di attivismo politico e culto della personalità su internet, del rapporto tra la generazione attuale e quella degli anni ’70, attraverso il racconto della vita di Purity Tyler, detta Pip, una giovane studentessa. Uno degli aspetti migliori della scrittura di Franzen, è la capacità di mettere in scena il pensiero nel suo svolgersi, facendo entrare i lettori nella mente dei personaggi. Il vero piacere della lettura di Purity è nei diversi punti d’osservazione. Franzen riesce a sacrificare il suo stile di scrittura per calarsi in ogni sezione del libro in una diversa dimensione del racconto.

Gianni Riotta, su La Stampa, l’ha provocatoriamente definito “Il Donald Trump della letteratura” per i toni accesi e critici delle sue parole. Michiko Kakutani, una delle più feroci e stimate critiche letterarie del mondo, ne ha invece apprezzato la vena più intimista.  Il riscontro tra il pubblico è stato però immediato, e ha coinvolto sia il formato cartaceo che quello digitale.

E dire che Franzen non nutre particolare simpatia per gli eBook.  Qualche anno fa dichiarò il proprio amore per i libri cartacei, affermando al contrario che quelli digitali non si adattano ai lettori più esigenti, perché “un senso di permanenza è sempre stato una parte dell’esperienza di lettura. Tutto nella vita è fluido, ma nelle pagine di un libro nulla cambia.”

Cartaceo o digitale, il piacere della lettura di un libro di Jonathan Franzen rimane inalterato. Scoprite i titoli dell’autore disponibili su TIMreading e dateci le vostre opinioni a riguardo!

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