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Premio Nobel per la letteratura 2016 a Bob Dylan. Un riconoscimento stonato?

Lo scorso giovedì l’Accademia di Svezia ha assegnato il premio Nobel per la letteratura 2016 a Robert Allen Zimmerman. Probabilmente non avete mai letto un suo libro, ma quasi certamente avete già sentito una sua canzone. Robert Zimmerman è il nome di battesimo tale Bob Dylan. Quello di Blowin’in the wind, Like a rolling stone, Knockin’on Heaven’s door e altri capolavori immortali della musica. E della letteratura, secondo l’Accademia, che l’ha premiato riconoscendogli il merito di “aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana”. 

Per dovere di cronaca, Bob Dylan non è soltanto cantautore, ma anche poeta e autore di tre libri: Tarantula, Chronicles e Writings and Drawings, tradotti anche in italiano. Ciò non toglie che la sua vittoria abbia scatenato "qualche" polemica nell’ambiente culturale e letterario. 

Le reazioni al premio Nobel 

Vero è che i Nobel fuori dai canoni letterari non sono poi così rari, e l’ultimo è stato il nostro amato Dario Fo, scomparso proprio il giorno della proclamazione di Dylan. Ciò che è certo è che non tutti gli scrittori hanno capito o apprezzato la ratio della scelta. 

Tra i più critici, Irvine Welsh, irriverente autore scozzese, che ha affidato il suo colorito commento sull’ “operazione nostalgia perpetrata dalla prostata di alcuni hippies rimbambiti” al social network Twitter. E anche Jonathan Franzen non si è lasciato scappare l’occasione di una battuta tagliente: “È un’amara delusione per chi sperava vincesse Morrissey”, altro celebre cantante britannico. 

In Italia, tra i più critici, Alessandro Baricco: “Che un drammaturgo vinca un premio alla letteratura ci sta, anche se in modo un po’ sghembo - dice l’autore di Emmaus - Ma premiare Bob Dylan con il Nobel per la Letteratura è come se dessero un Grammy Awards a Javier Marias perchè c'è una bella musicalità nella sua narrativa” . 

Tra i colleghi di Dylan, invece, la notizia è stata accolta con parecchia soddisfazione. Leonard Cohen, ad esempio, l’ha omaggiato con una bella metafora: “sul fatto che [Bob] abbia ricevuto il premio Nobel dirò che per me è come aver dato al monte Everest una medaglia per la montagna più alta del mondo” 

Ma la reazione più curiosa all’assegnazione è dello stesso Bob Dylan, che da giorni è irrintracciabile. Continua a fare concerti in giro per il mondo, ma i responsabili dell’Accademia non riescono a parlarci direttamente, per comunicargli l’invito a presenziare alla tradizionale cena di premiazione del 10 dicembre.   

Potrebbe forse rinunciare al riconoscimento come a suo tempo fece Jean Paul Sartre, lasciando strada libera ai “grandi esclusi”? 

Gli eterni sconfitti del premio Nobel 

Se può stupire l’assegnazione del premio Nobel a un “non scrittore di professione”, non stupisce più la non assegnazione del Nobel a due autori da anni dati tra i possibili vincitori: Philip J. Roth e Murakami Haruki. 

Roth, che ha ufficialmente appeso la penna al chiodo nel 2012, è tra i più accreditati candidati al Nobel da almeno un paio di decenni, grazie alla fama ottenuta con capolavori del calibro di Lamento di Portnoy, Teatro di Sabbath e Pastorale americana. Nel 2014, a una domanda piuttosto diretta sul tema rispose, tra il serio e il faceto: “Forse se avessi intitolato “Il lamento di Portnoy” “L’orgasmo sotto il capitalismo rapace” mi sarei ingraziato l’Accademia svedese.” 

L’autore potrà comunque consolarsi con la visione di American Pastoral, film appena uscito al cinema tratto dal suo libro del 1997, interpretato da Dakota Fanning e Ewan McGregor. 

Anche Murakami è tra coloro che aspettano invano il Nobel da anni, pagando forse il grande successo tra il pubblico più “mainstream”. Ciò non toglie che Norwegian Wood, Kafka sulla spiaggia e 1Q84 valgano bene una lettura. Con o senza premio Nobel. 

E tu, cara lettrice e caro lettore, sei d’accordo con l’assegnazione del premio Nobel a un non scrittore, seppure del calibro di Bob Dylan? Quale autore avresti premiato?

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